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Risultati

Infezioni delle vie urinarie – una complicazione (in)evitabile della paraplegia?

Le infezioni del tratto urinario rappresentano una delle complicazioni più comuni di una lesione spinale: ne soffre il 59% dei pazienti [1]. La causa principale risiede nei batteri intestinali presenti nell’area dell’apertura uretrale che risalgono sino a giungere nell’uretra e nella vescica. Nel caso di contagi gravi l’infezione può diffondersi sino all’uretere e al bacinetto renale.

Le infezioni recidive possono incidere in maniera profonda sulla qualità di vita delle persone colpite, come riporta un’utente in una community online per persone para e tetraplegiche: “Ricorro al catetere dalle 3 alle 4 volte al giorno, facendo particolare attenzione alla pulizia e a mantenere tutto sterile, e ciononostante mi busco ogni 3 o 4 settimane un’infezione alle vie urinarie. A quel punto vado dall’urologa, che prepara una coltura di batteri e mi prescrive un antibiotico. Sono arrivata ora al punto in cui i medicinali non funzionano più correttamente e l’assenza di infezioni è diventata per me più un’eccezione che una regola”. [2]

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Ricerca sulla neuromodulazione – un trattamento rivoluzionario che potrà salvaguardare in futuro le funzioni vesciali?

Negli individui sani il controllo dello svuotamento della vescica avviene attraverso collegamenti nervosi che originano nel cervello e nel midollo spinale. Le vie nervose reagiscono in maniera strettamente concatenata e sono interconnesse tra loro da una serie di archi riflessi. Nel caso di una lesione del midollo spinale, tale delicato controllo dei riflessi risulta purtroppo compromesso.

La derivante “disfunzione vescicale” può comportare una sensazione distorta o assente del grado di riempimento della vescica, a uno svuotamento insufficiente o assente della stessa così come a incontinenza urinaria. Senza intraprendere misure urologiche immediate, la vescica è sollecitata da una tensione eccessiva e si corre il rischio di sviluppare infezioni che possono addirittura causare un’insufficienza renale.

Tale problema di primaria importanza è ora al centro di un promettente studio condotto da SwiSCI. Sotto la direzione del neuro-urologo Dott. Thomas Kessler della Clinica universitaria di Balgrist, in collaborazione con le 4 centri paraplegici e la Ricerca svizzera per paraplegici, i ricercatori stanno analizzando le possibilità per minimizzare in via preventiva i danni irreversibili alla funzionalità della vescica.

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„Un decisivo passo avanti“ – Intervista al Dott. Thomas Kessler, precursore e direttore del progetto sulla neuromodulazione

Thomas Kessler

Thomas Kessler

Thomas Kessler è direttore del reparto di neuro-urologia presso la Clinica universitaria di Balgrist e professore presso la facoltà di medicina dell’Università di Zurigo.

Sig. Kessler, qualora il Suo studio dovesse dimostrare che la neuromodulazione può salvaguardare la funzionalità della vescica nei casi di lesione midollare, che cosa apporterebbe ciò in futuro alle persone para e tetraplegiche?

Le disfunzioni vescicali costituiscono uno dei problemi più impellenti con cui si devono confrontare i pazienti con lesione spinale. Spesso infatti tali disfunzioni, che compaiono in seguito alla sopravvenuta lesione, comportano una forte limitazione della qualità di vita e rischi per la funzione renale, imponendo così il ricorso a un’assistenza e spesso anche a una terapia urologica che si protraggono per tutta la vita. Se riuscissimo ad alleviare tale problematica, avremmo fatto un notevole passo avanti per i nostri pazienti!

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Insieme sulle ruote all’aria aperta– grazie alle handbike le gite in famiglia sono di nuovo possibili

Rimanere in movimento con i mezzi ausiliari giusti – il non plus ultra per un’alta qualità di vita

Grazie al mio propulsore per la carrozzina, ho macinato tutti gli 850 chilometri del Cammino di Santiago senza alcun intoppo. Mi sono riappropriato così di una colossale fetta della mia libertà!“ [1] Ciò che prima pareva inimmaginabile per le persone con disabilità, ora è realtà – con i giusti mezzi ausiliari. Ma quali sono gli ausili più importanti per le persone para e tetraplegiche e quali sono le ultime tendenze? Esperti di tecnologie per la riabilitazione e i risultati dello studio SwiSCI ci offrono degli indizi.

I mezzi ausiliari usati più frequentemente

Quasi il 90% di tutte le persone para e tetraplegiche in Svizzera necessitano di almeno un mezzo ausiliario. Secondo i dati dello studio SwiSCI, i principali ausili sono un’automobile adattata (78%) e la carrozzina manuale per uso quotidiano (70%). [2] La scelta del mezzo ausiliario dipende in prevalenza dalla tipologia e dal livello della lesione.

Peter Reichmuth, direttore per le tecnologie riabilitative presso la Orthotec AG, cita un altro criterio fondamentale: “quanto le persone siano attive e amino il movimento “. Chi ha uno stile di vita particolarmente attivo ha infatti bisogno di mezzi ausiliari adeguati.

Peter Reichmuth

Peter Reichmuth

Direttore per le tecnologie riabilitative della Orthotec AG
 

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Cucina con altezze regolabili – Un grande aiuto per le persone in carrozzina

Garantire il finanziamento dei mezzi ausiliari

In Svizzera i mezzi ausiliari più importanti per la vita quotidiana sono finanziati in ampia misura dall’AI. Lo studio SwiSCI ha rivelato che l’esigenza di una carrozzina manuale per l’uso quotidiano è coperta per il 95% dei partecipanti, mentre gli adeguamenti dell’automobile sono presi a carico nel 92% dei casi. [1]

La situazione è tuttavia diversa per quanto concerne ausili aggiuntivi per compiere attività diverse. Ad esempio i propulsori elettrici complementari, le handbike o le carrozzine sportive sono stati acquistati il più delle volte interamente a spese dei diretti interessati. “Ciò rappresenta un grosso problema economico per molti“, afferma Peter Reichmuth della Orthotec AG.

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Le scale rappresentano una barriera

Barriere per persone paraplegiche: l’inaccessibilità degli edifici pregiudica la vita quotidiana

La percezione che ha la società nei confronti delle persone con disabilità è mutata nel corso degli ultimi anni. Si sta sempre più imponendo l'idea che fattori ambientali esercitano un influsso determinante sull'esperienza della disabilità.

Fattori ambientali che fungono da barriere

I dati dello studio SwiSCI mostrano quali fattori ambientali pregiudicano in misura maggiore la vita delle persone con una lesione midollare in Svizzera [1]. Più del 60% dei partecipanti allo studio citano a tal proposito condizioni climatiche che possono essere per loro gravose. L'accesso spesso inadeguato a edifici pubblici e abitazioni di amici e parenti è visto come barriera da circa metà degli intervistati. Questo riguarda in particolar modo persone con lesione completa, poiché sono più limitate nei propri movimenti rispetto a persone con lesione incompleta.

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Vivere senza barriere

Vivere senza barriere: il Centro per costruire senza barriere (CCB) elabora soluzioni individuali

L'ente privato con sede a Muhen, riconosciuto dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, impiega attualmente dieci specialisti competenti ed è attivo in tutta la Svizzera.

Il CCB ha esperienza nella consulenza, pianificazione e realizzazione di oltre 2400 progetti di conversione e costruzione.

 Il CCB offre inter alia i seguenti servizi:

  • Consulenze edilizie individuali
  • Colloqui con persone invalide, proprietari, committenti, pazienti
  • Creazione di protocolli dettagliati e schizzi adattati alle esigenze individuali
  • Vaglio di modelli e/o progetti
  • Preventivi o determinazione dei costi di costruzioni sulla base di offerte
  • Progettazione di ristrutturazioni e nuove costruzioni a tutti i livelli
  • Gestione edilizia (assistenza e vigilanza)
  • Relazioni pubbliche
  • Collaborazione con le autorità e gli uffici dell'assicurazione per l'invalidità (AI)
  • Perizie e rapporti tecnici sulla costruzione senza barriere

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Tennis

Sport e salute – chi è in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità?

In Svizzera non esistono ad oggi sufficienti informazioni su quanta attività fisica pratichino le persone paraplegiche. Uno studio SwiSCI offre una prima impressione.

I ricercatori hanno esaminato l’attività fisica dei partecipanti allo studio e hanno determinato chi è in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sull’attività fisica, chi è poco attivo e chi dovrebbe essere maggiormente incoraggiato in futuro.

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Lesioni del midollo spinale in Svizzera – tendenze dallo studio SwiSCI

  • Le misure di sicurezza e di prevenzione nel settore dei trasporti e dello sport hanno permesso di diminuire sensibilmente nel corso degli ultimi quarant’anni la percentuale di lesioni midollari derivanti da traumi. Se nel 1970 la percentuale era del 91%, oggi questa si attesta al 56%.
  • Mentre nel 1970 gli incidenti stradali costituivano la causa più frequente di lesioni midollari di origine traumatica (41%), oggi a detenere il primato sono le cadute, con una percentuale del 40%. Gli incidenti stradali sono calati al 23% e rappresentano oggi la seconda causa più frequente.
  • Con l’avanzare dell’aspettativa di vita aumenta la probabilità di incorrere in lesioni midollari causate da patologie. La percentuale delle cosiddette lesioni midollari non traumatiche è salita dal 9% negli anni ‘70 al 44% di oggi.
  • L’età media dell’insorgere di una lesione midollare è aumentata. Se nel 1970 questa si attestava a 38 anni, oggi mediamente è di 55 anni.
  • Il 53% delle persone para e tetraplegiche in Svizzera lavora. La Svizzera è pertanto il paese che ha una delle maggiori percentuali di occupazione tra la popolazione paraplegica in Europa.
  • In media una persona con una lesione midollare ha 6-7 comorbidità.
  • In Svizzera il bisogno di mezzi ausiliari è ben soddisfatto. Tra i bisogni più frequenti si annoverano adeguamenti dell’automobile (78%) e carrozzine manuali (70%).

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Chi utilizza regolarmente una handbike?

L'estate è il periodo dell'anno ideale per fare gradevoli gite nella natura o per dedicarsi alle sfide sportive.

L'uso dell'handbike offre alle persone con una lesione midollare la giusta opportunità per muoversi e per fare qualcosa per la propria salute. È facile inserirla nella quotidianità e può essere molto divertente.

La handbike è tutta salute!

Diversi studi condotti sulla handbike hanno confermato che il suo utilizzo ha ripercussioni positive sull'organismo: la trasmissione delle forze è efficace e le spalle vengono caricate molto meno che con la carrozzina. In questo modo, si riduce il rischio di dolori alle spalle. Un regolare allenamento migliora generalmente la condizione fisica e riduce il pericolo di malattie cardiovascolari o diabete. L'uso regolare della handbike è quindi un'ottima possibilità per essere attivi in età avanzata.

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Curare il dolore con un approccio poliedrico e interdisciplinare

I dolori rappresentano un problema ricorrente e preponderante per le persone con para o tetraplegia: ne soffre infatti circa il 75% dei pazienti [1]. Quando il dolore si trasforma in un tormento costante si entra in un circolo vizioso dalle conseguenze nefaste. Quali sono le opzioni disponibili?

Metodologia di cura interdisciplinare nella medicina del dolore

I dolori possono abbassare considerevolmente la qualità di vita. Le persone che ne sono colpite si sentono sempre più limitate dal punto di vista fisico e psichico, il che conduce non di rado all’isolamento sociale e alla perdita del posto di lavoro. Questo sentimento disarmante può aggravare a sua volta i dolori, mettendo in moto un circolo vizioso dal quale le persone colpite non sono più in grado di uscire senza ricorrere a un aiuto professionale.

La medicina del dolore moderna trova una sua applicazione nella cosiddetta terapia del dolore “multimodale”, ovvero un approccio che impiega un ampio ventaglio di metodologie terapeutiche. A influire sui dolori cronici non sono solo fattori biologici, ma anche psichici e sociali. L’idea alla base di una terapia del dolore multimodale è di affrontare il fenomeno tenendo conto di tutti questi fattori, senza privilegiarne uno in particolare [2].

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Intervista a Wolfgang Dumat, psicologo, psicoterapeuta ed esperto di dolori cronici

Wolfgang Dumat

Wolfgang Dumat

Wolfgang Dumat è stato per molti anni direttore di psicologia presso il Centro del dolore a Nottwil. Oggi è direttore di un day hospital del dolore presso la clinica Vivantes Wenckebach a Berlino.

“Sostituire i pensieri negativi con quelli positivi”

Sig. Dumat, si parla spesso di terapia del dolore “multimodale” nel quadro dei trattamenti dei dolori cronici. Perché la varietà terapeutica è così importante?

Quando un dolore diventa cronico, arriva gradualmente a pregiudicare tutti gli aspetti della vita: ad esempio le persone colpite fanno sempre più fatica a stare dietro al proprio lavoro, trascurano i propri hobby e vedono sempre più di rado i propri amici. Anche la loro costituzione fisica risulta indebolita. Questo progressivo isolamento e stato di inattività finiscono per aggravare ulteriormente il dolore. Ci sono persone che non escono più di casa, diventano depresse o addirittura arrivano a considerare l’idea del suicidio. Si tratta di un vero e proprio circolo vizioso dal quale la maggior parte delle persone non riesce più a uscire con le proprie forze. Altri ancora riescono ad affrontare la vita quotidiana discretamente; il loro stato d’animo, tuttavia, è sempre più compromesso.

Poiché il dolore cronico ha ripercussioni negative su tutti gli ambiti della vita quotidiana, deve essere anche curato con un approccio multimodale: con medicinali, ma anche con fisio- e psicoterapia, così come attraverso la consulenza sociale e professionale.

Una terapia multimodale antidolore di questo tipo potrebbe aiutare i pazienti a rinunciare ai medicinali?

Sì, in qualche caso è stato possibile. La Clinica del dolore a Nottwil accoglie tuttavia per lo più pazienti che convivono con i dolori cronici da molti anni e che si sono già sottoposti a numerose analisi, ricoveri ospedalieri e trattamenti. Riuscire almeno a ridurre la dose somministrata di medicinali è già da considerarsi come un grosso successo. Sono gli stessi pazienti a desiderarlo, in quanto la maggior parte di loro soffre degli effetti collaterali legati all’assunzione di medicamenti.

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Stress sul lavoro e qualità di vita: le conseguenze di condizioni di lavoro logoranti sulle persone paraplegiche

Rispettare continuamente scadenze a breve termine, pretese eccessive, perfezionismo o anche il mobbing sul posto di lavoro possono scatenare stress e portare a gravi problemi psichici e fisici. Depressioni, tensioni muscolari, disturbi del sonno e ipertensione sono solo alcuni esempi di reazioni del corpo che possono venire a crearsi a causa di uno stress continuo.

Molti studi mostrano che se le condizioni di lavoro generano stress, ciò può contribuire a una diminuzione della qualità di vita e a un peggioramento della salute. Inoltre è scientificamente dimostrato che lo stress, soprattutto nelle persone con una posizione sociale e finanziaria più bassa, riduce la qualità di vita. Per esempio, le persone con un'educazione di base e un reddito basso hanno un rischio maggiore di contrarre depressioni e colpi apoplettici rispetto alle persone con uno status sociale più elevato. I fattori socioeconomici, come la formazione, il lavoro o il reddito, svolgono dunque un ruolo importante negli effetti individuali dello stress.

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Lo studio SwiSCI raccoglie informazioni sulle abitudini alimentari

Nutrizione e consumo di sostanze che generano dipendenza.Le abitudini delle persone affette da lesione del midollo spinale rispetto alla popolazione generale

Nell'ambito dello studio SwiSCI, sono stati intervistati 511 partecipanti in merito ai comportamenti che incidono sulla salute.

Uno studio fornisce informazioni dettagliate sul consumo di liquidi, frutta, verdura e carne, nonché sul consumo di tabacco, alcol e cannabis. La dr.ssa Christine Fekete ci parla qui del procedimento scientifico e dei risultati.

Che cosa abbiamo esaminato?

Abbiamo studiato il consumo di liquidi, frutta, verdura e carne, nonché il consumo di tabacco, alcol e cannabis. Ora conosciamo per esempio la percentuale di fumatori fra le persone affette da lesione del midollo spinale, quante porzioni di frutta e verdura vengono consumate in media o quante persone hanno consumato cannabis negli ultimi 30 giorni. Ci siamo inoltre domandati se le abitudini che incidono sulla salute fra le persone affette da lesione del midollo spinale sono diverse da quelle della popolazione generale. Per rispondere a questa domanda, sono stati consultati i dati dell'Indagine svizzera sulla salute del 2012, in cui sono state intervistate circa 22'600 persone in merito ai propri comportamenti in relazione alla salute.

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Soddisfazione per la propria vita dopo una lesione midollare: che ruolo hanno le convinzioni e gli obiettivi che ci si pone?

Per molte persone, la lesione del midollo spinale può determinare enormi limitazioni sul piano fisico, sociale e anche psichico: la paralisi, la perdita di controllo sull'attività della vescica e dell'intestino, i disturbi della sensibilità e il dolore sono solo alcuni esempi dei drammatici cambiamenti che bisogna affrontare.

I gravi disturbi della salute possono inoltre compromettere le attività quotidiane e la partecipazione in tutti gli ambiti della vita. Igiene personale, alimentazione, faccende domestiche, famiglia, amici, tempo libero: nella maggior parte dei casi bisogna modificare moltissimi aspetti dell'esistenza.

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I problemi finanziari possono peggiorare lo stato di salute? Legami tra le condizioni socioeconomiche e la salute delle persone con lesione del midollo spinale

Un basso livello di formazione e un reddito inferiore sono fattori di rischio per la salute. Molti studi scientifici hanno evidenziato il nesso tra fattori socioeconomici, come l'istruzione formale, il reddito, le difficoltà finanziarie, e lo stato di salute.

Non è mai stato indagato quanto quest'associazione valga anche nelle persone con disabilità.

Tema

Per gli sviluppi futuri delle politiche sanitarie e sociali in Svizzera è molto importante disporre di informazioni sui fattori sociali ed economici che influiscono sulla salute all'interno di gruppi specifici della popolazione. Sono dati fondamentali per scoprire lacune sistematiche nell'assistenza sanitaria e mettere in luce correlazioni problematiche che richiedono misure politiche.

SwiSCI ha esaminato in che misura la relazione tra fattori socioeconomici e salute si rifletta nelle persone mielolese in Svizzera.

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